LA STORIA DELLA CHIESA DELLA CONSOLAZINE

«Su quella strada corrispondente all'antico Vico Iugario v'erano i granari dei Mattei, patrizi romani. Nel portico di quelli v'era un'immagine della s. Vergine, alla quale raccomandandosi una pia madre il cui figlio innocente era stato carcerato e condannato a morte per malefizi, la Vergine gli disse, consolandola, che il figlio non sarebbe morto, ma miracolosamente salvo dalle forche. Dopo ciò i fedeli offrivano spesso doni a quest'immagine e ne fu data la cura alla confraternita di S. Maria in Portico. Presso quei granari v'era pure un piccolo ospedale, vicino al quale fu poi fabbricata la chiesa alla Vergine della Consolazione. Questi fatti accaddero poco prima del 1460» (Armellini, pag. 536).

La chiesa di Santa Maria della Consolazione è un luogo di culto cattolico di Roma, sita nel rione Campitelli, che si affaccia sulla piazza omonima, vicino al Foro Romano e ai piedi della rupe Tarpea.

La storia della chiesa di Santa Maria della Consolazione

La chiesa di Santa Maria della Consolazione è situata ai
piedi della Rupe Tarpea, luogo di giustizia fino al 1550, quando fu trasferito
a piazza Giudea. L'origine della chiesa risale al 1385, quando un nobile
condannato a morte, Giordanello degli Alberini, pagò due fiorini d'oro affinché
un'immagine della Madonna fosse qui collocata per "consolare" gli ultimi
istanti dei condannati a morte. Da qui l'origine del nome della chiesa,
edificata nel 1470 ed affidata all'Arciconfraternita di Santa Maria in Portico
della Consolazione e delle Grazie, istituita nel 1506 per la gestione dell'annesso
ospedale. Tra il 1583 ed il 1606 la chiesa fu riedificata da Martino Longhi il
Vecchio ma la facciata, interrotta dall'artista all'altezza dell'architrave, fu
completata con l'ordine superiore nel 1827 da Pasquale Belli. L'ordine
inferiore è diviso da lesene corinzie in cinque campate, delle quali le tre
centrali, leggermente più avanzate rispetto alle altre due, presentano tre
eleganti portali tardo rinascimentali: quello principale al centro con timpano
triangolare, gli altri due con timpano semicircolare. L'ordine superiore
presenta un finestrone inquadrato da due colonne, mentre sulla balaustra vi
sono le statue dei quattro profeti, Isaia, Zaccaria, Ezechiele e Geremia; un
timpano triangolare sormontato da una croce conclude la facciata. Da segnalare
che originariamente la scalinata che permette di accedere alla chiesa era molto
più breve: fu nel 1943, in occasione dei lavori di sistemazione della zona, che
gli scalini furono aggiunti e prolungati verso il basso.



Dietro l'abside della chiesa è situata una bella edicola (nella foto 1) dove vi è dipinta la "Madonna delle Grazie", opera di Niccolò Berrettoni, risalente al 1658: definita "Consolatrix Afflictorum", come recita anche l'iscrizione, fu qui posta a memoria e riconoscenza per la liberazione della città da una terribile pestilenza, come si legge nell'epigrafe: "CHR(ist)O REDEMPTORI AC SANCTISSIMAE EIUS GENITRICI MARIAE URBE A PESTILENTIA LIBERATA GLORIA SEMPITERNA". Il dipinto, racchiuso da una cornice quadrata sotto un vetro tripartito, rappresenta la "Madonna col Bambino" con il braccio alzato benedicente. Sopra la cornice vi è un baldacchino a spicchi orlato con frange ed al di sotto vi è dipinta, direttamente sul muro, una raggiera con nuvole e cherubini. L'edicola fu restaurata nel 1787 e fu in questa occasione che vi fu aggiunta l'altra iscrizione rivolta ai passanti: "QUI CON DIMESSA FRONTE O PASSEGGIER T'ARRESTA QUI DELLE GRAZIE È IL FONTE DI DIO LA MADRE È QUESTA MIRALA PIANGI E PREGA CHE ELLA A DEVOTI SUOI GRAZIE NON NEGA A D MDCCLXXXVII".